Una sortita di Zombie Waves muore quasi sempre per avidità: un’abilità vistosa che non parla con le altre, un robot preso perché spara, un passo fermo mentre il piazzale si riempie.
I primi minuti decidono il tono
All’inizio prendi poco e quel poco deve avere una direzione. Se l’eroe vive di gelo, le prime carte gelide valgono più di un fuoco spettacolare che resta solo. Se l’arma è stretta, non riempire la corsa di roba che funziona solo sulla folla: ti servirà un morso singolo quando resta il boss.
Due abilità che si sommano battono cinque abilità che si ignorano. Sembra ovvio. In mezzo all’orda non lo è.
Cammina come se il danno fosse già a posto
Il mirino lavora. Tu no, se resti piantato a guardare i numeri. Gira intorno al mucchio, usa il corridoio quando c’è, non regalare la schiena a chi arriva dal lato che non stai guardando. Una buona combo non ti salva da un angolo chiuso.
Tieni sempre un varco alle spalle, anche se il danno è alto.
Sul boss cambia distanza: la folla e il gigante non si tengono allo stesso metro.
Se la corsa è già storta a metà, non inseguire la carta miracolosa. Esci pulito e rifai dal campo.
Il campo è parte della tattica, non un menu
Quello che sistemi tra una morte e l’altra è l’unica cosa che non brucia. Eroe, schema, robot: falla diventare una frase prima di rientrare. Entrare “tanto per vedere” con un assetto a caso è il modo più rapido per dare la colpa all’ondata.